Parliamo di rimpianto. Secondo me, è l’emozione più fraintesa e quindi ho deciso di spendere un paio di anni studiandola. 
E una delle cose che ho fatto è stata tornare indietro e rivedere 50 anni di scienze sociali  sul rimpianto. Ed ecco cosa ci dicono. Vi risparmio la fatica di leggere  mezzo secolo di scienze sociali. La ricerca ci dice che  tutti abbiamo rimpianti, i rimpianti ci rendono umani. Le uniche persone a  non avere rimpianti sono i bambini di 5 anni, le persone con danni cerebrali  e i sociopatici. Il resto di noi ha rimpianti e, se trattiamo bene in nostri rimpianti,  e dico se (e ci sono modi per farlo), i rimpianti potrebbero  in realtà migliorarci. Potrebbero migliorare  le nostre capacità decisionali, migliorare  le nostre capacità di negoziazione, renderci strateghi migliori,  migliorarci nel risolvere i problemi, migliorare la nostra missione. Se li trattiamo bene. La buona notizia è che c’è  un modo sistematico per farlo. 
Ma vorrei raccontarvi  un altro aspetto del rimpianto che credo sia veramente interessante. Come parte della ricerca, ho deciso di chiedere alle persone i loro rimpianti e, con mia sorpresa, ho finito per raccogliere  circa 16.000 rimpianti da persone di 105 Paesi diversi. È un tesoro straordinario. E ciò che che ho capito tramite questo database incredibile di desideri e aspirazioni umane è che in tutto il mondo (ci sono  pochissime distinzioni nazionali) le persone esprimevano sempre  gli stessi quattro rimpianti. In tutto il mondo, ci sono gli stessi  quattro tipi di rimpianti che vengono fuori in continuazione. Quindi ciò che vorrei fare è accennare velocemente questi quattro tipi di rimpianti, perché credo rivelino  qualcosa di incredibilmente interessante. 
Veniamo ai quattro tipi di rimpianti. Numero uno, i rimpianti delle fondamenta. Sono persone che rimpiangono  cose di questo tipo: non aver risparmiato abbastanza denaro, ovvero rimpianto finanziario, e non badare alla propria salute, non mangiare bene (rimpianto sulla salute). Ma sono gli stessi. Sono rimpianti  che derivano dall’aver fatto scelte che non hanno permesso di avere una certa stabilità, una base stabile per la loro vita. Ci sono molte persone che si sono pentite  di non aver studiato abbastanza a scuola. Altre che si sono pentite... di non aver risparmiato abbastanza denaro. Mi ricorda un po’ la favola di Esopo della formica e della cicala: in passato si sono comportati  come la cicala invece che la formica, e ora devono fare i conti. Quindi i rimpianti delle fondamenta sono del tipo: “Se solo...”. E questa è lo slogan del rimpianto: “se solo...”. “Se solo avessi fatto il lavoro”. 
Seconda categoria. Amo questa categoria, è interessante. I rimpianti di audacia. Ci sono centinaia di rimpianti nel mondo del tipo: “Tot anni fa, c’era una persona che mi piaceva molto. Volevo chiederle di uscire, ma avevo troppo paura e me ne sono pentito sin da allora”. Ci sono anche centinaia di rimpianti  da persone che hanno detto: “Oh, ho sempre voluto avviare un’impresa, ma non ho mai avuto il coraggio di farlo”. Altri che hanno detto “Oh, avrei voluto  dire di più la mia. Avrei voluto essere più assertivo”. Questi, come già detto,  sono i rimpianti di audacia. Arriviamo a un bivio nella nostra vita  dove dobbiamo fare una scelta. Possiamo starcene al sicuro, oppure cogliere l’occasione. E ciò a cui sono arrivato è che,  in una maniera schiacciante... le persone rimpiangono  di non avere colto l’occasione. Nemmeno le persone  che hanno colto l’occasione e non hanno avuto fortuna hanno così tanti rimpianti. Sono le persone  che non hanno colto l’occasione. Quindi questi sono i rimpianti di audacia. I rimpianti di audacia sono del tipo: “Se solo avessi colto l’occasione”. 
Terza categoria. Rimpianti morali. Una categoria molto interessante. Di nuovo, sono persone i cui rimpianti cominciano in un punto cruciale. Ti trovi a un bivio, puoi fare la cosa giusta oppure quella sbagliata. Le persone fanno la cosa sbagliata, e se ne pentono. Una delle persone che più mi hanno colpito, cercherò di spiegarlo qui, è questa donna. È una donna di 71 anni del New Jersey. “Quando ero bambina, mia madre mi mandava in un negozio  per comprare un paio di cose. Spesso rubavo una barretta di cioccolato quando il commesso non stava guardando. Questa cosa mi infastidisce da 60 anni”. Quindi una donna di 71 anni nel New Jersey è rimasta infastidita per 60 anni  da questa violazione morale. Quindi rimpianti morali. Ci sono persone che rimpiangono  di aver fatto bullismo, altre che rimpangono  l’infedeltà coniugale. Ogni sorta di cosa. I rimpianti morali sono del tipo: “Se solo avessi fatto la cosa giusta”. 
E finalmente, la quarta categoria,  ovvero i rimpianti di connessione. I rimpianti di connessione sono del tipo: hai una relazione  o avresti dovuto averne una. E non importa che tipo di relazione sia. Figli, genitori, fratelli e sorelle, cugini, amici, colleghi, ma hai una relazione o avresti dovuto averne una, ma la relazione finisce. Ciò che è interessante è che queste 16.000 persone mi dicevano che il modo in cui quelle relazioni finivano molto spesso non era drammatico, per niente. Molto spesso finivano  per via dell’allontanamento piuttosto che  con una spaccatura esplosiva. E ciò che succede è che le persone non vogliono farsi sentire, perché dicono che sarebbe strano farsi sentire, e che all’altra persona  non importerebbe molto. Una delle lezioni che ho imparato  da questo libro per me stesso è di farsi sentire sempre. Quindi questi sono i rimpianti di connessione. “Se solo mi fossi fatto sentire”. 
E quindi, di nuovo, vediamo gli stessi rimpianti. I rimpianti delle fondamenta: “Se solo avessi fatto il lavoro”. I rimpianti di audacia: “Se solo avessi colto l’occasione”. I rimpianti morali: “Se solo avessi fatto la cosa giusta”. E i rimpianti di connessione:  “Se solo mi fossi fatto sentire”. 
E quando pensiamo a quei rimpianti,  ciò è interessante di per sé, ma ciò che ho capito  è che questi quattro rimpianti operano come un negativo fotografico della buona vita. Perché se capiamo  ciò che le persone più rimpiangono possiamo capire veramente  ciò a cui danno più valore. E secondo me, ognuno di questi rimpianti rivela qualcosa di fondamentale  sull’umanità e su ciò che necessitiamo. Abbiamo bisogno di stabilità. Nessuno vuole una vita instabile. Vogliamo un’occasione per imparare,  crescere e fare qualcosa. Riconosciamo di non essere qui per sempre e vogliamo fare e provare qualcosa. E almeno sentire l’euforia  di essere audaci. I rimpianti morali... credo che molti di noi, quasi tutti, vogliono fare la cosa giusta. A un certo punto, questi rimpianti morali diventano molto rincuoranti. L’idea che queste persone  siano intrappolate per anni, decenni, da queste violazioni morali precedenti nella loro vita. Credo che la maggior parte di noi voglia fare la cosa giuta. E poi i rimpianti di connessione. Vogliamo amore,  non solo nel senso romantico, ma amore nel senso più ampio  di connessioni, relazioni, e di affinità con altre persone. E quindi per certi versi un po’ strani, queste emozioni negative ci indicano la via per una buona vita. 
Studiando i rimpianti, sappiamo ciò che costituisce una buona vita, una vità di stabilità, una vita dove si ha la possibilità  di prendere un po’ il rischio, una vita dove fai la cosa giusta e una vita dove hai delle persone che ami e che ti amano. E quindi per me, iniziai a dire, “Oh cielo, questo libro  che parla di rimpianti sarà deprimente?”. Alla fine invece è stato molto stimolante. E quindi, questi sono i quattro tipi principali di rimpianto. Il rimpianto ci indirizza alla buona vita. E quindi spero che cominci a considerare i tuoi stessi rimpianti, perché credo ti indicheranno la via  per una vita ben vissuta. 
Whitney Pennigton Rogers: Bene, grazie mille, Dan. In verità stavo applaudendo  dietro le quinte, quando non mi vedevi, da parte anche di chi conosco  e che ha apprezzato ciò che hai condiviso. Dan, innanzitutto, hai menzionato questa grande lezione su come pensare ai nostri rimpianti possa aiutarci a capire quale sia la ricetta per una buona vita. Qual è stata per te una grande lezione  da questo lavoro, oltre a ciò? 
DHP: Ho trovato molto interessante  quante persone vogliano parlare di questo e questo è stato ciò che mi ha fatto cominciare. Ho avuto un’esperienza nella mia vita dove uno dei miei figli si era diplomato e questo evento ha cominciato  a farmi riflettere sui rimpianti che ho avuto. Ne parlai con un paio di persone e ho visto come si riconoscessero  durante la conversazione. Quindi sono rimasto colpito  da quante persone ne vogliano parlare e come questo tabù del tipo “Oh, non ho nessun rimpianto” sia molto ridicolo. Voglio dire, è assurdo. E se ne cominciassimo a parlare seriamente, staremmo meglio. 
Per me, personalmente, credo che la più grande lezione... sia quella dei rimpianti di connessione. Perché ci sono state molte persone che avevano la stessa storia dove avevano un’amicizia, una relazione di qualche tipo, che era finita; volevano farsi sentire,  ma pensavano: “Oh no, sarebbe veramente strano. All’altra persona non importerebbe molto”. Ma ci sbagliamo molto su ciò. Non è strano, e all’altra persona farebbe quasi sempre piacere. Quindi, per me, credo che la lezione sia: se dovessi trovarmi  a un bivio nella mia vita in cui penso “Dovrei farmi sentire o no?”, ho già una risposta. La risposta a quella domanda  in quel momento, se sei in quel bivio, la domanda è di farsi sentire, sempre. Sai, soprattutto in momenti come questi, Whitney, abbiamo bisogno  di un senso di connessione. E quindi la morale di farsi sempre sentire è stata per me una delle lezioni più grandi che io abbia mai imparato. 
WPR: Bene, adesso faremo una cosa interessante, Dan, che è quella di far condividere ad alcuni Membri i loro rimpianti. Quindi vorrei passare la palla a te adesso in modo tale che tu possa presentare il nostro primo socio e indagare meglio su come questo processo  di ripensare i nostri rimpianti possa aiutarci a vivere una vita migliore. 
DHP: Certo, certo. Vi presento Lily. Non voglio che sembri un atto di magia,  ma io e Lily non ci conosciamo. Non ci siamo incontrati prima, ma ciò che voglio fare è di provare  veramente ad ascoltare le storie di rimpianti  delle persone Credo che sia veramente  interessante e di ispirazione. Sentiremo il rimpianto di Lily e parleremo di ciò  che la scienza darebbe come risposta appropriata. Bene, Lily, benvenuta. 
Lily: Grazie, ciao a tutti. 
DHP: Dicci dove sei. 
L: Mi trovo a Brooklyn, New York. 
DHP: Brooklyn è di casa qui a TED Membership. Allora Lily, parlaci del tuo rimpianto. 
L: Il mio rimpianto  che voglio condividere riguarda il fatto che, sin dalla mia giovane età, veramente sin dall’asilo,  fino al liceo, sono stata dolorosamente timida, con un’autostima davvero bassa. Mentre pensavo a questo e ricordavo, c’erano volte in cui volevo soltanto chiudere gli occhi e diventare invisibile. E credo che, sai... Non sono veramente diventata me stessa  finché non ho cominciato l’università, dove ho trovato un gruppo di buoni amici. Ero sicura nell’esprimere me stessa, nell’essere semplicemente me stessa. E credo che il mio rimpianto sia che  avrei voluto impegnarmi un po’ di più a costruire la mia sicurezza, a combattere un po’ di più, perché penso alle opportunità che mi sono fatta sfuggire. 
Quindi, sin da quel momento, adesso provo a reagire. E quando incontro qualcuno, specie se più giovane, che sta passando  quello che ho passato io, cerco di offrire la mia comprensione ed empatia per ciò che sente. Quindi credo questa sia la mia lezione da quel rimpianto. 
DHP: Ma, voglio dire... È un rimpianto  che ti porti ancora dietro? 
L: Credo di sì... 
DHP: A me sembra  che tu sia già sulla strada per risolverlo un po’. 
L: Assolutamente. Ma credo che, sai, preparandomi  per questo, comincio a pensare che ci sarebbero state più cose che avrei potuto fare se solo mi fossi messa un po’ più in discussione, se solo non mi fossi nascosta tanto. 
DHP: Bene. È molto interessante, Lily, e devo dire: ho questo database di rimpianti, puoi cercare questo database. E se io dovessi cercare nel database espressioni come “dire la propria” o “farsi avanti” risulterebbe un numero  enorme di persone. È uno dei rimpianti più comuni. La cosa importante che viene fuori  dalla scienza sui nostri rimpianti è come li affrontiamo. Possiamo pensare ad un rimpianto e dire: “Sai che c’è?” Non importa se mi sento malissimo e ho questo rimpianto, perché lo ignorerò e basta”. Giusto? Un po’ come la filosofia  del “nessun rimpianto”. È una cattiva idea, no? L’altro modo è dire: “Oh mio dio, ho tutti questi rimpianti, è così terribile,  mi crogiolerò in essi”. Anche questa è una cattiva idea. Ciò che vogliamo fare, e credo che tu abbia già fatto un lavoro eccellente, è di usare questi rimpianti come segnali. Segnali per il nostro pensiero: cosa mi sta insegnando? E ci sono alcune dritte nella ricerca che ci danno qualche idea  su come comportarci. Ecco una di queste: iniziamo con una sorta di  riformulazione del pensiero e di come lo concepiamo in noi stessi. Pensi di essere l’unica  con questo tipo di rimpianto? 
L: Non lo so. 
DHP: Per niente. Sto vedendo la chat. Qualcuno ha scritto: “Lily,  stai raccontando la mia storia”. Quindi una delle cose che possiamo fare con i nostri rimpianti è di trattare noi stessi con auto-compassione, ci siamo? Non di alzare la nostra autostima, quello a volte può essere pericoloso. Non buttarci giù con autocritica, ma semplicemente dire... trattare noi stessi con gentilezza,  non con disprezzo, e riconoscere che ciò che stiamo passando sia parte di un’esperienza umana condivisa. Questa è una cosa. La seconda cosa che possiamo fare è di parlare dei nostri rimpianti. E ci sono un paio di cose interessanti  sull’aprirsi sui rimpianti. C’è qualcosa di meraviglioso  per cui 16.000 persone abbiano voluto condividere  i loro rimpianti con me. Voglio dire, per quale motivo? E il motivo è che quando ci apriamo  e parliamo dei nostri rimpianti ci liberiamo da un peso. Questa è una cosa. La seconda cosa che facciamo è che quando parliamo  dei nostri rimpianti, trasformando astrazioni mentali noiose  in parole concrete, che siano a voce o scritte, toglie loro potere. Comincia il processo della creazione di un senso. E l’altro aspetto relativo all’aprirsi, che è un piccolo segreto che vi rivelerò, e che viene fuori in maniera molto chiara dalla ricerca, è che quando parliamo delle nostre vulnerabilità non piacciamo di meno alle persone: in realtà piacciamo di più. Perché empatizzano con noi. Rispettano il nostro coraggio. E l’ultima cosa è di cercare di trarne una lezione che permetta di sfruttare  questo rimpianto. Quindi, Lily, quale pensi sia stata la lezione che hai imparato da questo rimpianto? 
L: Credo che... Cosa sarebbe andato storto se io... 
DHP: Oh, questo è interessante. 
L: Se fossi stata più aperta  nell’esprimere me stessa? Forse le persone avrebbero scoperto che sono un po’ strana, o forse avrebbero pensato  che sono gentile e forse anche un po’ divertente. Quindi credo che ciò sia una delle cose che mi vengono in mente. Voglio dire, cosa poteva andare storto? Sai. 
DHP: Quindi qual è stata la lezione  che hai imparato più avanti? Accettare questo rimpianto, OK, quindi ti sei tratta con gentilezza, piuttosto che con disprezzo. Ti sei aperta e ne hai parlato  con le persone qui. Hai iniziato il processo di creazione di senso parlandone e scrivendone. Qual è la lezione  che potresti trarre? 
L: Credo che... non sono sicura. 
DHP: Bene, allora lascia che te lo dica. (Ridono) Credo che la lezione sia di... parlare liberamente, la prossima volta. La prossima volta, parla apertamente. La prossima volta che ti trovi  in un bivio, “Dovrei parlare o no?”, pensaci. Pensaci e parla liberamente. Hai qualche incontro di lavoro  o qualcosa di imminente in cui ti dovrai confrontare con ciò? 
L: Sì, e credo che succede spesso. Sai, del tipo: ho un’idea ma qualcuno comincia a parlare e quindi rimango indietro, sullo sfondo, e ciò è qualcosa che vorrei contrastare  più spesso. Perché, molto spesso, quell’idea è un contributo, e perché esito così tanto? 
DHP: Già. Quindi hai una lezione. La prossima volta, parla apertamente. Quindi perché non... La prossima volta che sei  a un incontro di lavoro, se hai qualcosa da dire,  non esitare e dilla apertamente. 
L: Fatto, lo farò. 
DHP: OK, il fatto che mi piace è che hai appena fatto una promessa  a 300 persone. Quindi ti teniamo d’occhio. 
L: Va bene. 
DHP: Dunque, ci siamo. Lily ha questo rimpianto. Ci ripensa, dicendo: “Oh, se solo avessi parlato”. E al posto di flagellarsi,  ne sta parlando apertamente, ne sta traendo una lezione. La sta imparando e applicando  ai prossimi contesti. Ecco ciò che facciamo. Di nuovo, ecco come guardare indietro  ci aiuta ad andare avanti. Lily, è fanstatico... Le persone stanno scrivendo nella chat “Riterremo Lily responsabile”, mi piace molto. Quindi, Lily, grazie per questo. Parleremo di... Apprezzo veramente  ciò che hai condiviso con noi, e voglio che ti ricordi  che questa volta hai parlato apertamente. 
L: Lo farò, grazie. 
DHP: Grazie, Lily. 
WPR: Bene, c’è una domanda da Claudia  che chiede: “Puoi parlare dei rimpianti dolorosi? Delle grandi opportunità perse? Hai qualche consiglio su come non essere paralizzati  dalla paura di ulteriori rimpianti?”. 
DHP: Sì. È interessante che Claudia parli  di “opportunità perse”, vorrei soffermarmi un attimo  su queste parole. Perché una delle cose venuta fuori  dalle mie ricerche, perché ho fatto anche un enorme sondaggio sulla popolazione americana, dove abbiamo intervistato un campione di 4.489 americani sul rimpianto e su come funzioni. Ma una delle cose più diffuse è che esistono,  nella struttra del rimpianto... esistono due tipi di rimpianto. Uno è il rimpianto dell’azione,  l’altro è il rimpianto dell’inazione. I rimpianti sono su ciò che facciamo. I rimpianti sono su ciò che non facciamo. E i rimpianti di inazione  predominano in maniera schiacciante. È questa l’opportunità persa. Con i rimpianti di azione, possiamo provare a rimediare. Possiamo fare delle modifiche. Possiamo cercare il lato positivo e rimarginare la ferita. Per i rimpianti di inazione,  è più difficile. E quindi la chiave qui, sulle opportunità perse, è di pensare, seriamente: cosa farai? Provi a ridurre il livello dell’astrazione e dire: “Cosa farai la prossima volta?”. Non un’astrazione del tipo “Oh, la prossima volta sarò più audace”. Ma più del tipo: “Cosa farai la prossima volta?”. Questo è ciò di cui parlavamo con Lily. Cosa farai la prossima volta? Tutti i rimpianti cominciano ad un bivio. Puoi andare in questa direzione o nell’altra. E a Claudia direi: la prossima volta  che ti trovi in questo bivio, cogli l’occasione, vai sul sicuro. Fermati, pensa al tuo rimpianto, e prendi una decisione. Un’altra cosa che puoi fare... Ti darò un’altra specie di  euristica decisionale. Due, in realtà. La prossima volta  che ti trovi in quel bivio, Claudia, vai avanti di cinque anni. Questo si chiama “auto-distanziamento”. Sii Claudia tra cinque anni  e guarda indietro a Claudia oggi. Che scelta vuoi? Qual è la decisione che Claudia del 2027 vorrebbe da Claudia del 2022? È molto chiaro. Oppure, il miglior metodo  decisionale euristico: ti trovi ad un bivio, cosa diresti di fare al tuo miglior amico? Quando chiedi alle persone che stanno cercando di prendere una decisione puoi dire: “Cosa diresti di fare  al tuo miglio amico?”. Tutti lo sanno sempre. Quindi, penso sia tutto. Ricorda: la cosa importante è di non lasciarti bloccare. Utilizzalo come uno strumento per pensare, non come uno strumento per sguazzare, non come uno strumento per ignorare... ma uno strumento per pensare. 
WWPR: Una domanda da Kim, chiede... Dice che sembra che consideri  ogni brutta decisione o sbaglio come un rimpianto, ma non credo sia sempre il caso. Potresti condividere la tua definizione di rimpianto? Soprattutto dopo questo progetto. Qual è la tua definizione? 
DHP: C’è differenza tra un rimpianto e uno sbaglio, giusto? Puoi fare un sbaglio e non rimpiangerlo perché pensi di imparare qualcosa oppure che ne sia valsa la pena. Un rimpianto è qualcosa a cui guardi indietro, qualcosa dove avevi il controllo,  dove avevi un potere... Dove avevi il potere, hai fatto una cosa, beh, hai fatto la cosa sbagliata,  e  ciò ti rimane addosso. Non va via. Ti rimane addosso per molto tempo. Quindi c’è una grande differenza... Posso commettere un errore  e non pentirmene, perché per me non è così importante  da rimuginarvi, giusto? Quindi c’è una grande differenza tra un rimpianto e uno sbaglio. Fondamentalmente è la durata, essenzialmente, il dimezzamento  dell’emozione negativa. C’è una grande differenza  tra rimpianto e delusione. Una grande differenza... perché, con la delusione,  non hai alcun tipo di controllo. Un grande esempio di ciò è offerto  da Janet Landman, ex professore all’Università del Michigan, che racconta la storia di una bambina  che perde il suo terzo dente... Una bambina di sette anni perde  il suo terzo dente Perde il dente, va a dormire. Prima di andare a letto,  mette il dente sotto il cuscino. Quando si risveglia, il dente è ancora lì. La bambina è delusa, ma i genitori rimpiangono  di averlo lasciato lì... Quindi devi avere un qualche potere e deve avere... Deve avere abbastanza importanza da rimanere con te. 
E di nuovo, tornando indietro  ai quattro rimpianti principali, finisce per essere lo stesso tipo di... Finisce per essere la stessa cosa. Se dici “Oh non avrei dovuto comprare  quella macchina”. Potrebbe darci fastidio per un po’,  ma non dura molto. Ma ci sono altre cose che rimangono a lungo  con noi, e spesso quelle sono cose di una certa importanza. 
WPR: Grazie mille per questa chiacchierata, Dan. E vorrei concludere così:  “Se non adesso, quando?”. Ci vediamo presto. Grazie, Dan. 
DHP: Grazie mille, è stato un piacere. 
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