Mi pongo spesso questa domanda: “Perché qualcuno dovrebbe comprare  un capo d’abbigliamento che non esiste? Come vedete, non è che non è esiste. La digital fashion è reale ed esiste in molti universi virtuali che vanno dai classici social network a mondi virtuali completamente sviluppati  conosciuti cone il metaverso, che permette alle persone di esprimersi  in un modo prima d’ora impossibile. 
Gioco ai videogiochi fin da quando ho memoria, vestendo il mio personaggio. In realtà, mi piaceva più  che vestire me stessa Cinque anni fa, gestivo un brand di moda  vero e proprio. Ma vista la mia esperienza  con i videogiochi, iniziai a pensare: “Come e perché la gente  potrebbe indossare capi digitali?” E c’era un motivo  per cui pensai che avrebbero potuto. Nel 2016 feci una ricerca sulla “cultura hypebeast.” Sapete, quelle persone  che comprano e vendono capi che sono sempre sold out. Per svolgere questa ricerca, mi sono iscritta a gruppi Facebook in cui c’erano anche loro. Ciò che notai fu  che erano soliti comprare quei capi solo per postare una foto sui loro canali social con addosso quei vestiti. E poi li avrebbero rivenduti. Quindi non volevano e non avevano  davvero bisogno di quel capo. Volevano quell’immagine, e quell’immagine veniva usata online. E per me fu chiaro, poiché come la maggior parte  della mia generazione avevano amici, colleghi, esempi da seguire, nello spazio virtuale, ed è lì che ci interessa esprimerci. 
Allora iniziai a cimentarmi con quello che oggi conosciamo  come digital fashion. Oggi gestisco il primo brand  di moda digitale al consumatore al mondo e una casa fashion tech. Ufficialmente,  è iniziato tutto l’anno scorso, e la nostra crescita è stata impensabile  per la visione della moda tradizionale. Oltre a realizzare i nostri design, collaboriamo regolarmente con i più grandi nomi del settore. Con Carolina Herrera, abbiamo collaborato  per un abito da sfilata e abbiamo creato una app dove si può indossare l’abito sul telefono usando la realtà aumentata. E con Jean Paul Gaultier abbiamo collaborato ad un capo  che faceva parte della collezione couture. Abbiamo anche il nostro flagship store su Decentraland, un metaverso posseduto  e creato dai suoi utenti. 
E non siamo gli unici. Per esempio, su Demat,  un marketplace di NFT, i brand di moda vendono articoli di moda digitale autenticati che sono solitamente sold out non appena vengono lanciati. 
E come è accaduto a me, i giochi stanno diventando per molti un mezzo per la digital fashion. I più grandi nomi del lusso tentano di entrare  in questo segmento con entusiasmo. Balenciaga ha collaborato  con Fortnite, e una borsa di Gucci è stata venduta su Roblox  ad un prezzo maggiore di quello reale. Lo stesso Fornite ha venduto skin  ed extra per più di due miliardi per il vestiario dei personaggi di gioco. 
Ma è sbagliato pensare che creare  la digital fashion sia facile e veloce. Spesso bisogna seguire le stesse regole che si seguono nella moda reale. Pensate a quando  non esistevano i computer e le persone facevano i poster a mano. Quando finalmente arrivò un software  come Adobe Photoshop, si iniziò a pensare che fare i poster sarebbe stato molto più facile e veloce. Ma ovviamente non era vero. La tecnologia aveva solo rimpiazzato  vecchi principi con nuove possibilità. Quindi anziché svilluppare il progetto in uno spazio fisico, lo facciamo di fronte ad uno schermo. Il processo è lo stesso, cambiano solo gli strumenti. E infine, tutto ricade sulla complessità  di un pezzo o di un concetto. Per esempio, c’è una grande differenza tra il creare una maglietta basic o un abito di alta moda, a prescindere dallo strumento utilizzato. E il regno digitale in qualche modo  ti porta verso la via dell’esplorazione. Perché ti dovrebbe servire una maglietta  fisca in uno spazio virtuale? 
Con la digital fashion puoi sperimentare la moda nella sua forma più pura, priva di barriere funzionali. Qui non ti servono delle maniche. E nemmeno le mani. Il digital fashion non è un’alternativa ma un passo evolutivo. E attualmente siamo all’inizio di questa nuova era. Un’era in cui i capi digitali  possono diventare un ulteriore livello della realtà in cui si potrà scegliere all’istante a chi ci si vuole presentare indossando molteplici outfit differenti nello stesso momento e usando la tecnologia più avanzata come AR o VR ad esempio. E non solo ci permette di  auto esprimerci in contesti completamente diversi, ma la digital fashion può essere  a zero sprechi e inclusiva, accessibile, a prescindere da sesso, taglia o etnia. 
Io vengo dalla Croazia, un paese inesistente sulla mappa della moda, eppure la mia azienda è considerata una delle pioniere in questo campo. Quando abbiamo iniziato eravano tra i pochi. E da allora, ne è nato un mercato in evoluzione  completamente nuovo. 
Il mercato del digital fasghion diventerà enorme. Ma dalla mia esperienza posso dire  che nessuno sa quanto andrà lontano. È piuttosto semplice. La tecnologia cresce in modo esponenziale, e così sarà per la presenza virtuale. E qualcuno dovrà vestire queste persone. 
Grazie. 
