Cinque anni fa, ero su questo palco per parlarvi del rapporto tra umani e macchine. Oggi sono qui per parlarvi solo del rapporto tra umani. 
Ripeto spesso nelle mie lezioni sull’intelligenza artificiale che gli umani avranno sempre il monopolio del male. Non è una minaccia, solo un promemoria che le persone possono scegliere. Non siamo algoritmi. Non siamo vincolati da codici o comandamenti o leggi o trattati. Ce li abbiamo. Ma possiamo scegliere. 
Parliamo dunque ora  delle scelte che facciamo. Di ciò che è bianco  e di ciò che è nero. Della guerra della Russia  contro l’Ucraina. E del bene e del male. 
La mia vita mi ha preparato a riconoscere il male fin da piccolo. Non la mia vita da giocatore di scacchi. Nemmeno quando ero il più giovane campione del mondo della storia. No. La mia esperienza in merito riguarda il luogo in cui sono nato e cresciuto, in quello che Ronald Reagan definì accuratamente “l’impero del male”, l’Unione Sovietica. Essendo una giovane promessa dell’Unione Sovietica, fanatica di scacchi, negli anni ’70 e ’80, avevo molti privilegi che i miei compatrioti non avevano. Potevo viaggiare in Occidente al di fuori della cortina di ferro, dove mi fu chiaro molto rapidamente che loro erano il mondo libero e non noi, nonostante quello che ci raccontava la propaganda comunista. 
Alla fine sono finito nei guai per aver condiviso queste opinioni. Quelli che il defunto eroe americano per i diritti civili e membro del Congresso, John Lewis, avrebbe definito “bei guai”. La mia critica al sistema sovietico e le mie lodi per l’America  erano già abbastanza gravi. Ma furono ancora più gravi a causa di dove vennero pubblicate. [Intervista di “Playboy”:  Garri Kasparov] 
(Risate) 
I miei commenti fecero scandalo quasi quanto le foto di nudo della star  del cinema sovietico Natal’ja Negoda pubblicate su “Playboy” quello stesso anno. Sentivo che dovevo parlare e usare la mia fama per oltrepassare il limite della libertà di parola nell’impero di Gorbaciov  ormai al collasso. L’anno successivo, nell’ottobre 1990, nella partita di campionato del mondo  contro Anatolij Karpov a New York City, ho rifiutato di giocare  sotto la falce e martello sovietica e chiesi di giocare  sotto la bandiera russa. L’Unione Sovietica continuò a vacillare  per un altro anno finché non si disintegrò il giorno di Natale del 1991. 
Oh, che momento straordinario  per la storia del mondo. Quanto abbiamo festeggiato, l’impero del male era caduto,  il futuro sembrava luminoso. Eppure, otto anni dopo, il 31 dicembre 1999, un ex tenente colonnello del KGB diventò il presidente della Russia. Il suo nome era Vladimir Putin Come ciò avenne è una storia lunga e dolorosa. Ho scritto un libro al riguardo nel 2015 dal titolo “L’inverno sta arrivando”. Non un titolo così originale,  devo ammetterlo. 
(Risate) 
Ma sono un fan de “Il Trono di Spade”. 
(Risate) 
E ho anche pensato che fosse appropriato visto che si trattava di un avvertimento. Il sottotitolo aveva più importanza: “Perché Vladimir Putin  e i nemici del mondo libero devono essere fermati”. All’editore, comunque, non piaceva. “Nemici”. È troppo duro. Sembrava la guerra fredda. 
“Proprio così“, dissi io. “Guerra fredda perché  l’inverno sta arrivando”. 
(Risate) 
Ebbene, eccoci qua, 17 anni dopo. E se dovessi scrivere un sequel, lo intitolerei “L’inverno è qui”. E il sottotitolo sarebbe “Ve l’avevo detto, bip”. 
(Risate) 
In realtà, il mio primo articolo  di avvertimento fu pubblicato dal <i>Wall Street Journal</i> il 4 gennaio 2001. Ho visto il male  perché ho sentito il male. Putin ci stava dicendo quello che era. Tutto quello che dovevamo fare  era ascoltare. Quando Putin disse che non esisteva alcun ex agente del KGB, capii che la fragile democrazia  della Russia era in pericolo. Quando Putin disse che il crollo dell’Unione Sovietica fu la più grande catastrofe geopolitica  del XX secolo, capii che i recenti vicini indipendenti della Russia erano in pericolo. E quando Putin nel 2007 parlò  alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di un ritorno alle sfere di influenza, capii che era pronto  a realizzare il suo piano. Era la lingua  del patto Molotov-Ribbentrop del 1939. La lingua che Hitler e Stalin usarono per dividere l’Europa. E un anno dopo, nel 2008, Putin invase la Georgia. Nel 2014 l’Ucraina. 
È un paradosso, no? I dittatori mentono  su tutto quello che hanno fatto, ma spesso ci dicono  esattamente quello che faranno. Basta ascoltare. Chiunque sia sorpreso  dei crimini di guerra di Putin in Ucraina, non deve essere a conoscenza  del suo lungo curriculum, a partire dalla seconda guerra cecena  a Groznyj più di due decenni fa. Vladimir Putin è stato un criminale di guerra fin dall’inizio. 
Così nel 2005, ancora al primo posto, mi sono ritirato  dagli scacchi professionistici per formare un movimento in Russia  pro-democrazia e anti-Putin. Come potete vedere, non è andata così bene. Ma non si trattava di vincere o perdere. Sapevo che era il mio dovere morale secondo lo slogan dei dissidenti sovietici: “Fai quello che devi e basta”. Eh, sia i miei amici che i miei critici  continuavano a dirmi: “Gary, tu sei un giocatore di scacchi,  non sei un politico. Questi non sono gli scacchi. Tu vedi tutto in bianco e nero. La politica è grigia. Bisogna scendere a compromessi”. Davvero? Quelli che hanno marciato pacificamente con me per una Russia libera sono o in esilio, come me, o in prigione, come Aleksej Naval’nyj, o addirittura sono stati assassinati  come Boris Nemcov. 
Compromessi? Non è bianco e nero? Siete sicuri? Compromessi con questo? Non è possibile guardare le immagini dall’Ucraina di queste ultime settimane e dire che non esiste il male puro. Mariupol distrutta, Buča saccheggiata, la stazione ferroviaria  di Kramators’k devastata. E il peggio deve ancora arrivare. 
E questi orrori non risalgono alla Polonia del 1945. Né al Ruanda del 1994. Né ad Aleppo nel 2016. Questa è l’Europa questa settimana. Com’è potuto succedere? Come abbiamo potuto scordarci  di cosa è capace il male? Abbiamo perso la generazione che ha visto  la seconda guerra mondiale in prima persona. Altrimenti riserviamo il male assoluto alla finzione. 
Nei racconti, si crede al male vero. Il bene è più difficile da definire. Non esiste un bene assoluto. Se qualcuno dice di sapere cosa sia il bene assoluto, probabilmente è il male. 
(Risate) 
Nei racconti fantasy di hobbit elfi e nani, c’era l’idea che il bene arrivasse in forme diverse, spesso in contrasto. Ma dovevano restare uniti di fronte al male assoluto. Il bene si troverà in disaccordo. Il male dice: “Mai più disaccordi, mai più!” Questa era la vita nella vera Mordor, l’Unione Sovietica. Questo è ciò che Putin vuole per la Russia e per il mondo. 
Abbiamo celebrato la fine  della guerra fredda, ma per troppo tempo abbiamo dimenticato che il male non muore. Può rimanere sepolto per un po’ sotto le macerie del muro di Berlino, ma ritorna in superficie attraverso le crepe della nostra apatia. 
L’abbiamo chiamata diplomazia quando Putin è stato accolto dai leader del mondo libero come un loro pari,  nonostante i suoi crimini. L’abbiamo chiamato impegno quando abbiamo comprato  migliaia di miliardi di dollari di petrolio e gas russo, soldi usati per costruire lo stato di polizia di Putin e la sua macchina da guerra. Chiamiamo le cose con il loro nome: è stata una riconciliazione, è stata una collaborazione. 
Oggigiorno preferiamo concentrarci sulle questioni interne. Discutiamo sul passato, fantastichiamo sul futuro ignorando il presente. 
Una volta che la mossa è stata fatta non è possibile cambiarla. Riconosci gli errori del passato, ma non fingere che si possano correggere. È il presente che deve essere corretto. Gli eroi del passato  erano tutt’altro che perfetti. Ma il mondo in cui viviamo è migliore grazie a loro. Anche noi possiamo non essere perfetti. Ma dobbiamo sempre cercare  di essere migliori. 
In quanto giocatore di scacchi, so che la strategia è il futuro impatto  sulle decisioni del presente. Per quanto grandiosi siano  i nostri piani per le prossime due, cinque persino dieci mosse, è la mossa che facciamo ora  che determina quel futuro. 
L’Ucraina è ora in prima linea in questa guerra, la guerra globale  della libertà contro la tirannia. La guerra che il mondo libero  non voleva ammettere esistesse. Non può più essere ignorata. 
Coraggiosi ucraini stanno combattendo con tutte le forze  e stanno morendo in questo momento per ricordarci  di non dare per scontata la libertà. Putin, come qualsiasi dittatore prima di lui, ha sottovalutato il desiderio di libertà delle persone libere. Meritano ogni arma, ogni risorsa per vincere questa guerra. Perché stanno combattendo per noi. Non solo per tutta l’Ucraina libera. 
Tutti quelli che mi hanno detto  una decina di anni fa che avevo torto, ora mi dicono che ho ragione. Purtroppo. Ma stiamo ancora ripetendo gli stessi errori pensando che possiamo cavarcela senza correre rischi,  senza prendere posizione. Il prezzo per fermare un dittatore  cresce sempre ad ogni rinvio, ad ogni esitazione. Venire a patti con il male, è comunque una vittoria del male. 
Il male ci tenta usando  le nostre debolezze, il nostro desiderio di comodità,  di essere a nostro agio, prudenti, razionali, civilizzati. Per che civiltà stiamo combattendo se permettiamo ancora  crimini di guerra e genocidi? Che razza di mondo stiamo lasciando  ai nostri figli e nipoti se parliamo solo del passato e del futuro ignorando l’omicidio  e la miseria nel presente? 
Questi non sono gli scacchi. Questa non è una battaglia  tra colori opposti, ma di opposti valori. Libertà, vita e amore contro tirannia, morte e odio. 
Questi non sono gli scacchi. Ma a volte le cose sono bianche o nere. A volte devi combattere per quello in cui credi. O puoi perderlo. 
Questi non sono gli scacchi. Non ci sono pareggi, né compromessi  nella nostra battaglia contro il male vero. O si vince o si perde. E allora dobbiamo combattere. E allora dobbiamo vincere. (In ucraino) Slava Ukraïni! Gloria all’Ucraina. Gloria alla libertà. 
Grazie. 
(Applausi) 
