Era Natale del 1995. Io e mio fratello Rich ci eravamo alzati presto non stavamo più nella pelle, era Natale. Entrò nella mia camera, là mio papà aveva lasciato  il suo PC IBM ThinkPad con un biglietto. “Questo è perchè così non svegli più me e la mamma presto la mattina. Buon Natale.” A fianco c’era un regalo. Era un videogame,  un gioco di calcio, FIFA ’96. L’abbiamo scartato, messo nel computer  ci siamo messi intorno e abbiamo giocato la partita  per finirle tutte. Dopo la prima, abbiamo giocato  tantissime partite ma nessuno di noi  è diventato un calciatore professionista. Richard? È un avvocato. Io lavoro coi dati per aiutare le aziende ad ottenere  un vantaggio competitivo e vincere. 
Nel ’95, quel gioco  era soltanto un videogame. Niente di più. Non sapevamo  che gli anni successivi saremmo arrivati a gareggiare in enormi competizioni online. Ma soprattutto, non sapevamo che saremmo stati in grado di entrare in contatto con persone di tutto il mondo mai incontrate prima e condividere con loro un’esperienza. Ed è proprio questo  ciò che sta succedendo. Il confine tra il mondo fisico  e digitale sta scomparendo. E stiamo entrando in un nuovo mondo  dove possiamo iniziare a sognare in grande. 
È un’epoca molto lontana dagli anni ’90, i videogame hanno superato la musica diventandone l’aspetto più importante  della cultura dei giovani. Lo vedo coi miei figli. È molto più probabile che guardino uno degli ultimi video di qualcuno che gioca  a Minecraft o Roblox piuttosto che guardino  qual è il singolo n.1 in Gran Bretagna. E questo ha portato a un cambiamento  in come consumiamo l’intrattenimento. Non siamo più consumatori. Ma siamo ora dei partecipanti  di un’esperienza online. 
Io amo i videogiochi. Non sono particolarmente bravo ma mi piacciono. E amo il videogame della Formula 1. Questo perchè amo anche le vere gare  di Formula 1. E vi spiego il perchè con un video. Questo è Lando Norris, uno dei piloti della McLaren. Protagonista di diversi podi lo scorso anno, qui guida la MCL35M, oh, scusate, la MCL36 la monoposto di quest’anno  nei test pre-stagionali. Diamo un’occhiata. 
(Motore della macchina) 
Non è incredibile il rumore  di queste auto? Ma l’atmosfera, lo spettacolo, la suspense che si prova  ad andare a una di queste gare e vedere quelle auto andare  a più di 300 km all’ora è elettrizzante. Ma pochi tra noi potranno mai sedersi in una di quelle macchine, e tanto meno essere  uno dei piloti sulla griglia. Ed è per questo che in Formula 1 ci sono solo 20 piloti. Ci sono 10 squadre,  ciascuna con due piloti. È probabilmente lo sport  più inaccessibile del mondo. Basti pensare a quante persone ci sono con talento e ambizione e che sognano di arrivare lì ma che non ci riusciranno mai. 
Vi presento un ragazzo, si chiama Rudy. Rudy Van Buren. È cresciuto in Olanda,  vicino a un circuito di go-kart. Quando aveva 8 anni gli regalarono per il compleanno  un go-kart. Era veloce. Era così veloce, che nel 2003 Rudy vinse  il campionato nazionale olandese. Aveva sogni e aspirazioni di diventare un pilota professionale  di Formula 1. Poi a 16 anni, così come tante altre persone che cercano di fare il salto in questo sport, diventò troppo costoso. E il sogno di Rudy finì. Tornerò da Rudy più tardi. 
I tempi cambiano e così anche la tecnologia. I sogni ora possono essere realizzati  nel mondo del gaming online, specialmente in questo genere  di competizioni dette “esports” Esports, detto il più semplice possibile, è competizione digitale dove si possono vincere  premi reali e virtuali, fama e gloria. Ci saranno sempre spettatori, che riempiranno gli stadi di pubblico, atleti, fan. Ma ora ci sono arene  piene di fan sfegatati con impianti da gaming e una nuova classe  di concorrenti d’eccellenza. Ma soprattutto, è molto accessibile. Chiunque di noi  con una PlayStation, un’Xbox o con un PC e un volante da 100 dollari può essere coinvolto nel brivido della competizione. E soprattutto,  si può entrare in contatto con persone e condividere questa esperienza online. 
Ci sono davvero tanti tipi di videogame. Giochi di guerra, di strategia, di calcio o di corse. Il motivo per cui amo così tanto le gare è unico. È l’unico sport digitale che rappresenta il mondo reale così bene. È quasi un gemello perfetto  del mondo reale. 
Come parte della mia professione lavoro con le aziende di tutto il mondo. Lavoro per un’azienda di software  specializzata in dati. L’azienda preferita con cui  sto lavorando ora è la McLaren Racing. La McLaren è stata fondata nel 1963 dal neozelandese Bruce McLaren. Hanno una squadra di IndyCar,  una squadra di Extreme E e hanno anche una squadra di Formula 1,  la mia preferita. Guardate quella livrea,  penso che sia straordinaria. Ma Bruce era un pioniere. Nel 1963 Bruce non avrebbe mai immaginato che ci sarebbe stata  una squadra di gaming professionale, la McLaren Shadow esports team. Questa è la loro auto. Queste due macchine  sono quasi del tutto indistinguibili. Si rispecchiano l’un l’altra nel mondo fisico e digitale dello sport. Ho passato del tempo con Lando, uno dei piloti,  e abbiamo parlato di gaming. Lando dice che il gioco, non i simulatori all’avanguardia che ha la McLaren, ma il gioco, è talmente realistico che riesce a capire  se un dosso sulla strada è fuori posto. L’unica cosa che dice che manca è il vento. Lando è uno di quei nativi  dell’era digitale, di una nuova classe di gamers dove guida sia nel mondo fisico che digitale in questa comunità condivisa. 
In Formula 1 la differenza  tra l’arrivare primo o secondo è di una frazione di secondo. Quando hai piloti d’eccellenza,  quelle 20 persone con la loro auto, l’unico modo che hanno di migliorare è attraverso l’analisi dei dati. È l’unico modo che hanno di differenziarsi cioè usando i dati per migliorare. È esattamente la stessa cosa degli esport. Ci sono team manager, allenatori, persino psicologi, ma soprattutto,  ci sono i data analyst. Durante la gara, nel gioco per PC, si rilevano circa 300 indicatori di dati diversi in tempo reale che devono essere analizzati  per migliorare. Non nella F1 vera. Questo è il videogioco. Fattori come la temperatura delle gomme, freni, accelerazione, è veramente incredibile. Ed è anche incredibilmente realistico. Guardate qua. uando lo vedi,  puoi anche pensare che sia la vita reale. È un’esperienza immersiva. Quando percorri quel rettilineo stai andando a 320 km/h. La differenza tra fare quella curva e rimanere indietro  e non essere in testa è soltanto questione  di una frazione di secondo. Vuoi sapere: le gomme  saranno alla giusta temperatura? Vuoi poter sapere: Starò frenando al momento giusto? girando al momento giusto? Usano i dati per migliorare sempre di più. 
Questo è Lando che gioca. Lando ci ha giocato  durante tutto il lockdown. Non c’era la Formula 1 quindi si è dedicato al gaming. La cosa più interessante è che non usava il gaming  solo per migliorare le sue capacità. Ma era connesso a una comunity online, un accesso assolutamente inedito a Lando,  il personaggio sportivo. Una cosa che normalmente non succede. 
Durante il lockdown   le manifestazioni sportive non c’erano. Così i giornalisti hanno iniziato  a scrivere articoli sugli esport. Le emittenti tradizionali a trasmettere  gli esport sui canali principali. Abbiamo iniziato a guardare  gli esport sempre di più. Era sport. Era l’unico sport. 
Le persone sotto i 20 anni,  è più probabile che inizino a guardare gli esport o che guardino già gli esport, piuttosto che seguano  gli sport tradizionali. I Giochi del Commonwealth,  quest’estate, oltre agli sport tradizionali, avranno anche gli esport. I giochi asiatici di quest’anno  avranno gli esport con in palio medaglie al pari degli sport tradizionali. L’industria del gaming è tre volte  maggiore dell’industria musicale. E raddoppierà entro il 2025. La cosa più importante è che sta ridefinendo la nostra concezione di sport  e di competizione e anche il modo in cui noi accediamo  a questo mondo di divertimento che ci permette di entrare in contatto con persone e di divertirci. 
Prima ho menzionato Rudy. Per Rudy, il suo sogno  è stato bruscamente distrutto. Ha iniziato a fare gaming. Gli piaceva molto. Poi, a 25 anni ha visto una competizione: World’s Fastest Gamer  (Il Gamer più Veloce del Mondo). Parteciparono in 30.000. E Rudy vinse. Rudy ha poi firmato un contratto  col team di simulazione McLaren, che ha portato Rudy ad ottenere  un contratto per la Huber Racing nella Porsche Carrera Cup Germania  e nel campionato Super GT. Rudy sta vincendo alcune delle gare  più difficili del mondo. Così come ha fatto nel mondo virtuale. 
Il gioco ci apre nuove possibilità. La tecnologia sta riducendo il gap tra le nostre aspirazioni  e il nostro accesso a quell’opportunità. Sta abbattendo le barriere, quelle geografiche e sociali, ma anche quelle economiche. Ha permesso a Rudy di vivere il suo sogno. Tutti abbiamo dei sogni e questo ci sta aiutando a realizzarli. 
Una nuova generazione di persone 
sta iniziando a capire cosa vuol dire veramente vivere  in una realtà aumentata dalla tecnologia. La rilevanza di questa cosa,  il contesto cosa vuol dire realmente  connettere le persone tra loro e la tecnologia è parte di tutto. E’ in grado di re-immaginare  il mondo attorno Sono degli esperti di dati più che mai. Sono in grado di creare  una nuova onda di innovazione 
Questa è la nuova era del gaming. Ed è aperta a tutti. 
Grazie. 
(Applausi) 
