Immaginate un mondo in cui la Cina è leader ambientale. Sarebbe un mondo più promettente, non è vero? 
Quando si parla della Cina, di solito si tratta di diritti umani, controversie commerciali, inquinamento; non sono qui per contestare ciò. Invece, ciò che voglio fare è condividere, con voi, prove, basate sull'esperienza personale, di dove la Cina è in vantaggio. ClientEarth, l’organizzazione per il diritto ambientale che ho fondato, ha un ufficio di 15 persone a Pechino. Lavoriamo come partner di fiducia con il Ministero dell'Ambiente. Formiamo giudici e procuratori nei procedimenti penali in materia ambientale. Fatemi spiegare come tutto è iniziato: 
nel 2014 fui invitato a Bruxelles per incontrare un gruppo di funzionari cinesi; dissero che volevano incontrare  i CEO dei gruppi ambientali occidentali perché volevano incoraggiare più gruppi ambientalisti in Cina. Poco tempo dopo, fui invitato a Pechino dalla Corte Suprema del Popolo, la maggiore corte del Paese. I giudici stavano lavorando su una nuova legge che avrebbe consentito  alle ONG ambientaliste cinesi di citare in giudizio le imprese inquinanti, comprese quelle di proprietà dello Stato. Erano interessati al mio parere a causa della mia vasta esperienza nel contenzioso ambientale in Europa e in America. Volevano sapere, dissero, cosa sarebbe servito per realizzare davvero un tale sistema. 
Mi ritrovai in una sala conferenze a Pechino con tre giudici della Corte Suprema e alti funzionari del Ministero dell'Ambiente e il Congresso del Popolo, che è il parlamento cinese. “Prima di entrare nei dettagli,” dissi, “vorrei complimentarmi con voi; è incredibile che stiate preparando una legge che consenta ai gruppi ambientalisti cinesi di citare in giudizio le imprese inquinanti, comprese quelle di proprietà dello Stato. È rivoluzionario.” 
(Risate) 
Il giudice anziano disse: “Signor Thornton, 
‘rivoluzionario’ è una parola grossa per noi.” 
(Risate) 
Ridemmo. E in quel momento così umano, capii che potevo lavorare con queste persone. Disse:  “lo consideri un cambiamento radicale.” Per i successivi tre mesi circa, il mio team e io lavorammo strettamente con i giudici, progettando raccomandazioni su come rendere il sistema efficace per i cittadini che applicano la legge. Una delle disposizioni chiave su cui lavorammo riguardava i costi. I contenziosi in materia ambientale hanno un prezzo, e ciò che ti uccide davvero è che se o quando perdi, devi pagare i costi dell'altra parte, come si fa nel Regno Unito. Capimmo che avrebbe funzionato per i gruppi ambientalisti cinesi solo se, vincendo la causa, i costi fossero stati a carico degli inquinatori, ma che, se avessero perso, non avrebbero dovuto compensare gli inquinatori perché, a prescindere dall’esito, l’obiettivo è quello di preservare l’interesse dei cittadini. 
Tre mesi dopo, mi ritrovai di nuovo in una riunione a Pechino, questa volta presso la Corte Suprema a ridosso di piazza Tienanmen. Ero lì con il presidente del programma ambientale UE-Cina, eravamo seduti a un tavolo di marmo bianco che sembrava essere lungo 12 metri, di fronte a noi c’erano tre giudici della Corte Suprema. Un giudice senior diede inizio alla riunione dicendo di aver accettato quasi tutti i nostri suggerimenti, compresa la raccomandazione chiave sui costi. Quindi, in un sol colpo, il sistema cinese divenne più favorevole nei riguardi di associazioni ambientaliste cittadine che cercano di far rispettare la legge di molti altri paesi. Il giudice senior disse poi: “Cosa vuole fare ora per la Cina?” Nel mio viaggio precedente, Appresi che i cinesi avevano appena nominato 1000 giudici del tribunale per l’ambiente. I giudici dell’ambiente, gli specialisti, sono rari in tutto il mondo; in Europa, ad esempio, ce n’è solo una manciata in Scandinavia. La loro idea era che, nominare tutti questi giudici specializzati, avrebbe comportato un gran numero di casi e migliorato la qualità della legalità per l’ambiente in Cina rapidamente. “Beh,” dissi, “bisognerebbe istruire quei giudici.” Poi ci chiesero di istruirli. Cosa che non avevo mai fatto in vita mia. Così dissi: "Da dove cominciamo?" 
“Con noi”, disse. 
"Con la Corte Suprema?" 
"Sì." 
"Cosa vorreste imparare?" 
Disse, “vorremmo che tornaste per tenere un seminario sui procedimenti giudiziari in materia di clima, perché siete esperti in questo.” 
Dissi: “Volentieri, ma qual è il ragionamento 
alla base di questa richiesta?” 
E disse: “Vogliamo conoscere i migliori processi relativi al cambiamento climatico, perché vogliamo avere alcuni dei migliori processi qui in Cina." 
Posso assicurarvi che non avevo mai ha avuto una tale conversazione con la Corte Suprema di Washington, 
(Risate) 
o di Londra o Parigi. Sicuramente da nessun’altra parte se non a Pechino. 
Così facemmo squadra con il capo del programma ambientale UE-Cina per creare un ufficio ClientEarth a Pechino. Organizzò poi questo seminario di formazione per la Corte Suprema, dove discutemmo delle tendenze nel contenzioso sul clima nel  mondo. Poi organizzò sessioni di formazione per tutti i giudici specialisti del tribunale dell'ambiente. Ancora più giudici sono stati nominati nel frattempo, e ad oggi abbiamo formato più di 1500 di questi giudici. 
(Applausi) 
Circa un anno dopo aver iniziato a formare i giudici, un procuratore si recò presso il nostro ufficio e disse: “Con quella legge che ci avete aiutato a scrivere, noi abbiamo avuto il diritto di citare in giudizio il governo cinese a nome del popolo, per questioni ambientali, e non abbiamo mai avuto il diritto di fare causa al governo prima." ClientEarth, invece, fa causa ai governi in continuazione. 
(Risate) 
Quindi ci chiesero  di condividere con loro la nostra esperienza nel citare in giudizio i governi. I procuratori federali cinesi ci chiesero di istruirli per citare in giudizio il governo cinese. 
(Risate) 
È la richiesta più sorprendente che abbia mai avuto. 
(Risate) 
Ovviamente iniziammo a lavorare con loro. Ad oggi abbiamo formato oltre 1200 procuratori su come portare avanti i casi ambientali. 
(Applausi) 
Qualche mese fa, (ride) abbiamo ricevuto  una lettera consegnata a mano dai procuratori  alla nostra sede di Pechino. Mi dicono i miei amici di Pechino, che, normalmente, l’ultima cosa che vorresti ricevere è una lettera dai procuratori. Questo, tuttavia, era un biglietto di ringraziamento, e  diceva: "Grazie per la vostra collaborazione con noi. Come risultato di tale cooperazione abbiamo presentato, nel solo 2020, più di 80.000 casi ambientali.” 
Pubblico: Whoa. 
(Applausi) 
80.000 casi e la maggior parte di questi è stata intentata contro dipartimenti governativi. I procuratori hanno istituito uffici in tutto il paese per continuare su questa strada e per elevare gli standard di conformità in tutto il paese. Se questa non è una rivoluzione, è sicuramente un cambiamento radicale. 
(Risate) 
Ogni volta che parlo della Cina, mi viene chiesto sempre del carbone. La Cina brucia più carbone di qualsiasi altro paese. Ci stiamo lavorando. Seguendo i soldi, abbiamo lavorato, per alcuni anni, con le più grandi banche e istituzioni finanziarie in Cina. Il nostro ragionamento di fondo è che il carbone è semplicemente un cattivo investimento per loro. Recentemente, abbiamo avuto un seminario di due giorni a Pechino per queste istituzioni, ed è stato rincuorante vedere che l'argomentazione secondo cui il carbone è un cattivo investimento è stata ora interiorizzata da queste istituzioni e fatta propria. 
Quando si tratta di applicazione della legge i procuratori hanno una nuova, fantastica opportunità. Recentemente, un audit governativo ha scoperto che molte delle nuove centrali elettriche a carbone autorizzate negli ultimi tempi in Cina sono state autorizzate illegalmente da funzionari provinciali che volevano aumentare il proprio bilancio. Poiché sono stati illegalmente autorizzati, sono un obiettivo perfetto. 
Un altro grande problema sono le centrali elettriche a carbone che le aziende cinesi hanno progettato di costruire all’estero, nei Paesi in via di sviluppo della Nuova Via della Seta. Abbiamo lavorato. accanto a molti altri, con il Ministero dell'Ambiente, per cercare di capire come fermare tutte quelle centrali elettriche a carbone in via di realizzazione. La notizia meravigliosa è che, nel settembre 2021, il presidente Xi Jinping, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha annunciato che la Cina non finanzierà né costruirà altre centrali elettriche a carbone al di fuori della Cina. 
(Applausi) Abbiamo anche ragione di credere, una buona ragione, che le emissioni della Cina raggiungeranno presto il loro picco per poi calare significativamente prima del 2030. 
C'è ancora molto da fare in Cina? Certamente, molto di più  e più in fretta, proprio come in ogni altro paese. Ciò che ho trovato rincuorante sono tutte queste modifiche al sistema che hanno fatto negli ultimi anni. Tutti questi giudici dei tribunali ambientali, le decine di migliaia di casi, molti di questi contro dipartimenti governativi; il ministero dell'Ambiente che otteniene maggiori poteri; le più grandi banche e istituzioni finanziarie che si rendono conto che il carbone è un cattivo investimento; il presidente che promette niente più carbone al di fuori della Cina. 
Lavoriamo in molti paesi in tutto il mondo, ma non ho mai visto una tale attenzione per un cambiamento sistemico orientare un Paese verso  il miglioramento dell’ambiente così come in Cina. Mi piace pensare di avervi dato motivi di speranza. La Cina mi ha certamente dato speranza. 
Grazie. 
(Applausi) 
